Un salto nel buio per salvare l’azienda

Casi

Quando abbiamo iniziato a lavorare sulla sua azienda, la situazione finanziaria che ci aveva presentato non era per niente drammatica o almeno, non lo sembrava.

Non era in crisi, nonostante le difficoltà del settore in cui operava.

La sua impresa edile lavorava, era conosciuta ed apprezzata nella sua zona e quasi sempre nelle gare per aggiudicarsi un nuovo cantiere riusciva a tenere testa alla concorrenza spietata dei piccoli artigiani locali, disposti a concedere forti sconti sui preventivi pur di portare a casa il lavoro.

Godeva di una condizione privilegiata, poco comune nell’edilizia.

L’azienda lavorava bene, il fatturato era costante, pagava puntualmente gli operai, le spese di gestione e i contributi per avere un DURC regolare, anche se mese dopo mese il totale dei debiti cresceva, lento ma inesorabile.

Che la situazione non fosse compromessa lo dimostrava anche il rapporto con le banche.

Gli istituti di credito gli proponevano con cadenza trimestrale nuove linee di credito e lui ne approfittava perché ogni sera, quando tornava in ufficio dopo una giornata in cantiere, davanti alle fatture da pagare si ritrovava a vivere quella spiacevole condizione di non avere abbastanza soldi per pagare tutto.

Le banche gli concedevano nuovi affidamenti, ma in poco tempo le linee di credito venivano sfruttate completamente e quindi, quando una nuova banca si presentava per offrire i suoi servizi, l’imprenditore afferrava al volo l’occasione, nella disperata ricerca di tranquillità finanziaria.

Usava i soldi per pagare i debiti con i fornitori che aspettavano con pazienza il loro turno di essere pagati. Si fidavano di lui e della sua storia di uomo di parola.

Quando abbiamo messo mano ai conti, abbiamo scoperto subito la natura del problema.

La maggior parte dei lavori che prendeva aveva margini di guadagno troppo risicati, al punto da non riuscire a coprire le spese di gestione. L’imprenditore non se n’era accorto perché i prestiti ottenuti dalle banche ed i debiti accumulati con i fornitori nascondevano il problema.

La struttura finanziaria sarebbe presto diventata insostenibile ed il debito consolidato non poteva essere ripagato soltanto con il frutto del duro lavoro.

Presto o tardi i nodi sarebbero arrivati al pettine.

La strategia da seguire era chiara e prevedeva un intervento radicale per ridurre il debito complessivo, con operazioni di saldo e stralcio che avrebbero permesso un risparmio finanziario ed il recupero contabile delle perdite accumulate nelle pieghe del magazzino.

L’imprenditore avrebbe dovuto fare la sua parte, lavorando solo con clienti profittevoli.

Bisognava intervenire anche sulla struttura organizzativa, sulle spese correnti e sugli asset da liquidare, perché il volume d’affari sarebbe calato e presto le banche avrebbero chiuso i rubinetti.

In fondo tenere fermi i furgoni e le attrezzature nel capannone gli costava più di quanto ci avrebbe rimesso vendendoli sotto costo ed i soldi racimolati avrebbero permesso di sostenere le proposte di stralcio alle banche.

Da un lato ci avrebbe rimesso qualcosa, dall’altro ci avrebbe guadagnato.

Il piano realizzato ci ha permesso di risparmiare il 43% del debito complessivo, nonostante le garanzie rilasciate dall’imprenditore prima di conoscerci e la controgaranzia del Mediocredito Centrale su alcune esposizioni bancarie.

Abbiamo alleggerito la struttura organizzativa, adattando il numero di dipendenti all’effettiva mole di lavoro dell’azienda ed abbiamo trovato le risorse per coprire il debito dovuto al Trattamento di Fine Rapporto.

Il progetto è durato circa 3 anni e alla fine del percorso l’imprenditore si è ritrovato alla guida di un’azienda libera dai debiti.

Quelle che ti riporto, sono le sue parole.

Ho conosciuto la Di Domenico & Associati tre anni fa.

Nel 2016 tutto quello che volevo era fermare l’emorragia di denaro della mia azienda. Lavoravo, guadagnavo, ma i soldi scomparivano nel nulla, uscivano da ogni lato e non potevo fermare questo dissanguamento.

Avrei potuto benissimo andare avanti ancora 6 o 7 anni tirando la cinghia e facendo sacrifici: la mia situazione non era “disastrata”, ma sapevo che da solo non ne sarei mai saltato fuori.

Ma sapevo che avrei solo prolungato l’agonia.

C’erano un po’ di cose che non mi convincevano: innanzitutto li ho conosciuti su internet e poi hanno l’ufficio in Svizzera… sono quelle cose che all’inizio non ti lasciano tranquillo.

Quando li ho contattati, Giuseppe è stato subito molto sincero con me.

“Da questo problema ne saltiamo fuori solamente con i soldi – mi ha detto – ci sarà da lavorare duramente: tu devi continuare a lavorare come hai sempre fatto e guadagnare i soldi, mentre io inizierò ad occuparmi della gestione del debito. Non faremo nessun miracolo, ma gestiremo insieme i problemi e ti assicuro che se fai come dico io insieme ne possiamo saltare fuori”.

Per me è stato un salto nel buio: non sapevo se potevo fidarmi e francamente la strategia mi ha lasciato molto spiazzato.

Quando poi ho sentito il mio commercialista storico, anche lui mi consigliava cautela: “Questi chi sono? Cosa vogliono? Cosa fanno? Come fai a fidarti?”

Però non avevo altre alternative, e quindi ho deciso di buttarmi.

Adesso, col senno di poi, guardo indietro e capisco che seguire ciecamente la strategia che Giuseppe aveva disegnato per me era la cosa giusta da fare, la cosa più logica, e quella che in effetti ha portato i migliori risultati.

Adesso che Giuseppe ha anche pubblicato un libro su come finanziare le aziende in difficoltà sono sicuro che molti più imprenditori potranno affidarsi serenamente al suo Metodo di gestione del debito e ottenere gli stessi risultati che ho ottenuto io.

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